Il tema di medicina di genere è stato inquadrato dall’OMS che ha definito “medicina genere-specifica” lo studio
dell’influenza delle differenze biologiche, socioeconomiche e culturali sullo stato di salute e di malattia di ogni
persona.
L’oncologia non fa eccezione e sono particolarmente manifeste le differenze di genere, che richiedono pertanto
un nuovo approccio clinico e metodologico in ambito fisiopatologico ed epidemiologico. Infatti, diverse possono
essere le manifestazioni cliniche delle patologie, con un conseguente impatto sia sulla appropriatezza dei
trattamenti, che per la sicurezza e l’accesso alle cure. Tali differenze si affiancano ad altre caratteristiche quali
l’orientamento sessuale e l’identità di genere, le quali rappresentano ulteriori tematiche distinte tra loro.
È evidente che oggi appare quanto mai necessario avere una visione globale ed olistica del concetto di salute,
che presuppone da un lato la necessità di un approccio multidisciplinare, dall’altro la presa in carico della
“persona”, che deve essere valutata oltre che sulle caratteristiche biologiche e fisiologiche anche sulla base dei
fattori personali, culturali e sociali che la caratterizzano.
Questa variabilità presuppone una organizzazione dei servizi sanitari funzionale, che preveda protocolli o
procedure specifiche, condivise fra i professionisti, per garantire l’accesso ai singoli individui di informazioni che
tengano conto delle differenze di genere, migliorando l’efficacia e la sicurezza delle cure.
In una visione globale del concetto di salute, l’associazione Italiana di Oncologia Medica AIOM, attraverso un
panel qualificato di esperti del settore, ha prodotto le prime raccomandazioni sull’Oncologia di Genere con il fine
di porre l’attenzione su una tematica di sempre maggiore rilevanza sociosanitaria e di fornire uno strumento
utile per i professionisti sanitari per una migliore presa in carico dei pazienti oncologici.
Il tema del convegno approfondisce, dunque, la personalizzazione delle cure, che trova una particolare
applicazione in oncologia per la variabilità genetica dei tumori, che è oggi sfruttata per eseguire specifici
trattamenti a bersaglio molecolare. Ma come nei trattamenti tradizionali, anche in questi casi si sviluppano
resistenze, condizionate da numerosi fattori, non ultimo il genere del paziente.
Le terapie target possiedono inoltre un profilo di tossicità che, a parità di efficacia, si manifesta in modalità
differenziata anche a seconda del genere. Questo presuppone un approccio terapeutico più innovativo, che
prevede anche la profilazione genomica mirata a identificare i polimorfismi responsabili della diversa tossicità
del trattamento. Attraverso interventi successivi di deprescribing/rimodulazione di dose è possibile quindi
gestire meglio le tossicità, favorire l’aderenza terapeutica e, come conseguenza finale, gli esiti.
In questo scenario, clinici, farmacisti e le altre figure sanitarie coinvolte nel processo di cura, devono dunque
tener conto di: stile di vita, fragilità, componente psicologica, morbidità, allergie, idiosincrasie, polimorfismi,
compliance/aderenza, persistenza e, non ultimo, genere.
Infine, va considerato che gli studi pre-registrativi si basano su modelli ideali, necessari per cogliere le differenze
statistiche fra trattamenti, ma che hanno come limite la variabilità individuale, che spesso rende difficile
riprodurre i risultati nella pratica clinica.
L’VIII convegno nazionale della rete oncologica SIFaCT, nel prendere in esame l’innovazione terapeutica, porrà
una attenzione particolare alla terapia di genere e all’approccio multidisciplinare necessario alla
personalizzazione della terapia oncologica. Questa valutazione potrà porre le basi per migliorare i bisogni di cura
della popolazione, i cui risultati potranno essere analizzati sia in ambito epidemiologico che per gli aspetti
inerenti alla sostenibilità delle cure erogate