Nei reparti di Oncologia e Oncoematologia, la figura del farmacista clinico è una presenza ormai radicata da diversi anni. Una delle attività del farmacista è fornire consulenza a pazienti e medici sulle terapie farmacologiche.
Il progetto SCENARIO nasce dal bisogno condiviso tra farmacisti di area oncologica e oncoematologica di standardizzare la pratica della consulenza farmacologica rivolta al medico oncologo/ematologo e il counselling rivolto al paziente.
Ad oggi, infatti, queste attività sono presenti in diversi ospedali ma manca ancora un modello standardizzato a livello nazionale che individui quali informazioni debba contenere la consulenza/counselling, quali siano le fonti da cui trarre queste informazioni e quale possa essere il mezzo migliore per veicolarle.
Il gruppo di lavoro mira a definire un modello standard di consulenza al medico e di counselling al paziente con dei requisiti minimi e degli elementi facoltativi (ma raccomandati). I modelli verranno poi condivisi con le società scientifiche di settore e con le associazioni dei pazienti.
Per iniziare abbiamo bisogno di mappare la situazione italiana per cui ti chiediamo di compilare questo breve (5minuti!) questionario in cui potrai anche dare la tua adesione al progetto.
https://forms.gle/WxjTvQ9tQNwfvnBv5
Ti ringraziamo fin da ora per la tua collaborazione,
Il gruppo di lavoro:
Dr. Paolo Baldo – Centro di Riferimento Oncologico Aviano IRCCS
Dr.ssa Vera Damuzzo – UOC Farmacia – AULSS2 Marca Trevigiana
Dr.ssa Carla Masini – Istituto Tumori della Romagna IRST IRCCS
Dr.ssa Simona Masucci – Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano Torino
AGGIORNAMENTO 20 SETTEMBRE 2025
Risultati iniziali del progetto Delphi: verso standard condivisi per la consulenza farmacologica in oncologia
Il progetto SCENARIO ha avviato un processo di standardizzazione delle consulenze farmaceutiche in ambito oncologico e oncoematologico attraverso un metodo Delphi che coinvolge 17 esperti provenienti da IRCCS oncologici (6) e ospedali generalisti (11). I primi risultati delineano un quadro con aree di forte consenso ed aspetti che richiedono ulteriore approfondimento.
Per quanto riguarda il counseling ai pazienti, gli esperti concordano sull’importanza di offrire questo servizio a tutti i pazienti al primo ciclo di terapia, senza necessità di specifica richiesta, integrandolo nel percorso assistenziale. Il modello preferito prevede un colloquio orale supportato da materiale descrittivo farmaco-specifico, con refertazione obbligatoria in cartella clinica.
Inoltre, emerge chiaramente la necessità di spazi dedicati, mentre vengono sconsigliati il momento del ricovero e la comunicazione telefonica come modalità principali.
Tuttavia, restano aperti alcuni interrogativi: quando ripetere il counseling dopo il primo ciclo? Come gestire le richieste su iniziativa del paziente? È accettabile la consulenza tramite la telemedicina? Questi aspetti richiederanno ulteriori confronti nel prossimo questionario.
Sul fronte della consulenza ai medici, il panel concorda che l’intervento del farmacista ospedaliero debba avvenire al momento della decisione terapeutica o su richiesta medica, con informazioni refertate nella cartella clinica. La sede privilegiata è il reparto o le riunioni multidisciplinari, mentre risultano poco appropriate le comunicazioni via email o telefoniche.
Un confronto con i dati della survey nazionale (99 farmacisti intervistati) mostra alcune discrepanze significative: nella pratica corrente solo il 36% dei farmacisti offre counseling strutturato ai pazienti e appena il 39% documenta l’attività in cartella clinica. Allo stesso modo, mentre gli esperti privilegiano la refertazione formale, nella realtà l’80% delle consulenze ai medici avviene ancora verbalmente o via email.
Questi risultati preliminari, pur nella loro parzialità, offrono già importanti spunti per avviare il processo di standardizzazione. Le prossime fasi del Delphi dovranno affrontare i nodi ancora irrisolti e trovare un punto di equilibrio tra le raccomandazioni ideali e la fattibilità operativa nelle diverse realtà ospedaliere italiane. L’obiettivo finale rimane quello di garantire a tutti i pazienti onco-ematologici un accesso uniforme a consulenze farmacologiche di alta qualità, indipendentemente dalla struttura in cui vengono curati.